Il Festival Sete Sóis Sete Luas, letteralmente dei sette soli e sette lune – in riferimento ai soprannomi di Baltasar e Blimunda, protagonisti della favola raccontata da Saramago in Memoriale di un Convento – continua a tenere viva e a portare la musica, la lingua e la cultura lusitano-portoghese in tutta l’area mediterranea, tenendo presenti i legami e le origini comuni di queste con quelle di tutti gli altri paesi affacciati sul Mare Nostrum. A Roma, nell’ambito dell’Estate Romana, organizza dal 16 al 23 luglio una serie di concerti gratuiti con l’appoggio dell’Ambasciata Portoghese a Roma e l’Accademia Reale di Spagna. Presenti per la XXI edizione la Orient.7Sóis.Orkestra composta da musicisti provenienti da Israele, Spagna, Portogallo e Italia, L’Orchestra di Armoniche di Ponte de Sor, complesso portoghese di 24 elementi, ed il ballerino coreografo andaluso Miguel Cañas. Le esibizioni si terranno presso l’ambasciata spagnola a piazza San Pietro in Montorio e quella portoghese di villa Barberini; spettacoli sono previsti, inusualmente, ma in sintonia con il carattere popolare del festival, anche nel carcere minorile di Casal del Marmo e a Rebibbia.
Luglio alla Casa del Jazz
Prosegue ottimamente il festival estivo alla Casa del Jazz. Dopo Danilo Rea solo al piano, il Kurt Elling Quintet, Stefano Bollani e il suo Danish Trio, Fabrizio Bosso in duo con Luciano Biondini e la Carmen Souza Quartet, ancora ancora nomi garantiti fino al 4 agosto. Oltre alla band occasionale il 23 tra i migliori jazzisti italiani, Rosario Giuliani, Fabrizio Bosso, Enzo Pietropaoli, Marcello di Leonardo, e il Roberto Gatto Perfecttrio vi segnaliamo l’Andrea Pozza Trio con ospite speciale il mitico sassofonista David Crossman e in successione il 18 il piano fiammeggiante di Kichiro Yamanaka e il suo European Trio, e quello altrettanto valido di David Kikoski che suonerà insieme a Seamus Blake il 21; il 24 si farà sentire la chitarra jazz di Kurt Rosenwinkel insieme al suo quartetto. Nell’ambito della rassegna la manifestazione Suoni di Parole dedicata alla musica e ai libri con uno speciale riferimento al tema dell’integrazione.[Continua]
Giappone in musica
Secondo Japanese Music Fest all’Auditorium il 22 e 23 luglio 2013. I giapponesi assorbono, in musica ed in ogni altro tipo di attività umana, tutto quanto provenga dalle altre culture, ma quasi mai come un contributo completamente estraneo. Non si tratta insomma di passare sulle cose degli altri una mano di tradizione propria, oppure di farne un calco crudo, un imitazione pedissequa, come avviene per altri popoli. Come non si può parlare del solito arrangiamento che rende la musica, mettiamo araba o indiana, ascoltabile e commercialmente appetibile per un occidentale, affogandola nella corrente del pop, o nello spazio di quattro movimenti sbilenchi in discoteca. D’altronde non c’è la parossistica ostinazione a tenersi stretto un folklore per la propria gente. In Giappone pare si trattino ogni incontro, ogni approccio con le tradizioni altrui, come già ne ritenessero da prima le strutture essenziali, con un piglio visibile di indipendenza culturale.[Continua]
Arena Cinemunix 2013
L’estate Romana pullula di arene cinematografiche e dalle nostre parti, sulla circonvallazione Tuscolana, stretta a Cinecittà, presso la scuola Bellini c’è Cinemunix, una rassegna che propone sotto le stelle, dal 11 luglio al primo settembre, la maggior parte delle novità cinematografiche dell’anno. Un programma completamente e rigidamente agganciato al mainstream della produzione italiana, un po’ anemica e compassata, nel quale, non si può sbagliare, fanno mostra gli ultimi di Muccino, Tornatore, Virzì, Castellitto; si devono vedere, almeno per un momento, Gerini, Mastrandrea, Placido padre, Gassman l’Alessandro; e si deve proporre qualche nome quasi nuovo come Massimiliano Bruno, Ivano di Matteo e Paolo Genovese. Si spera in Daniele Ciprì con “E’ stato il figlio”, ma senza Maresco. Francamente ci aspetteremmo più coraggio dall’arena attaccata a Cinecittà.[Continua]
Wayne Shorter Quartet all'Auditorium
Il 21 luglio 2013 Torna Wayne Shorter a Roma. Facendo un paragone esagerato, valido anche per Sonny Rollins ad Umbria Jazz quest’anno, è come se tornasse Dante e ci declamasse di persona le sue terzine. Potremmo sorprenderci del timbro della sua voce, roca e attempata oppure sottile e ridicola, ma in ogni caso la sua presenza costringerebbe a rimettere in gioco le nostre idee sulla Commedia e il Medioevo, ed inevitabilmente sul sulla nostra letteratura. Questo sassofonista, compositore e arrangiatore ottantenne porta inciso su di sé tutta l’evoluzione del jazz dalla fine degli anni ’50 ad oggi; figlio come strumentista di Coltrane, comincia con i Jazz Messengers di Art Blakey, e dopo gli autentici capolavori da leader della prima metà degli anni ’60, Night Dreamer, Ju Ju e Speak No Evil, con nomi quali Hubbard, Hancock, Carter, inizia la collaborazione con Miles Davis e partecipa alla sua svolta elettrica degli anni ’70, fino all’esperienza con i Weather Report e Joe Zawinul. Oggi lo possiamo ascoltare, acustico, con il suo consolidato quartetto, Danilo Pérez al piano, John Patitucci al contrabbasso e Brian Blade alla batteria. http://www.auditorium.com/eventi/5537177[Continua]
