Il quartiere popoloso di una grande città la crisi economica la racconta. Ai piedi di enormi condomini chiudono negozi e locali la cui presenza era una certezza nel panorama visivo. Saracinesche abbassate e cartelli affittasi e vendesi ormai sbiaditi. Poi per un periodo di mesi o qualche anno, compro oro, gioco d’azzardo e sigarette elettroniche, oppure gioco d’azzardo, sigarette elettroniche, compro oro. Fino alla saturazione. Di nuovo cartelli affittasi e vendesi che hanno tutto il tempo di rendersi illeggibile. All’improvviso, imprevisto, lungo i marciapiedi depressi e smobilitati, tra gli avvolgibili graffitati, un teatro. Cinquanta posti, un azzardo, ma con una stagione, un cartellone. Un miracolo, mai visto, soprattutto in periferia. Come se il vuoto lasciato dal fallo, l’intoppo di un economia da corsa, in cui la produzione e il commercio, non gli uomini, sono il fine ultimo, concedesse finalmente uno pochino di spazio, quello appena necessario, affinché spunti la piantina fragile della coscienza, della riflessione umana, della cultura. Quando qualsiasi attività non è più abbastanza redittizia per competere, quando la catena del produrre e consumare s’inceppa, bisogna cambiare, uscire dall’ingranaggio e incominciare un’altra storia.[Continua]
Conferenza Nazionale del Cinema
Presso la sede storica del Centro Sperimentale di Cinematografia, in via Tuscolana 1520, per le date del 4 e 5 novembre 2013, – con una coda il 9 novembre nel corso del Festival Internazionale del Film di Roma per presentarne i risultati -, il Ministro dei beni delle attività culturali e del turismo, Massimo Bray, ha convocato esperti e studiosi per fare il punto sulle condizioni del cinema italiano. Tre diversi tavoli di discussione si susseguiranno nel corso della conferenza, che però partono dal denominatore comune della constatata cronica debolezza della filiera produttiva. L’importanza culturale ed economica del cinema l’Italia l’ha sperimentata nel dopoguerra motu proprio, con un movimento creativo ed imprenditoriale spontaneo, forse superiore a quello di molte altre cinematografie, che ha avuto un influenza fondamentale sull’immagine e quindi sull’economia del nostro Paese, contribuendo a ristabilire tra l’altro un contatto proficuo con le democrazie occidentali – si pensi al neorealismo, alla commedia ecc..[Continua]
Salone dell'Editoria Sociale quinto anno
la possibilità di guardare la società e il mondo senza pensare a come guadagnarci e tenendo presente le generazioni future. Ecco l’orizzonte del Salone dell’Editoria Sociale, quest’anno alla sua quinta edizione, che parte oggi e fino al 3 novembre presenterà dibattiti e incontri sui grandi temi dell’umanità e sugli sguardi nuovi da costruire per il pianeta, oltre che buone pratiche editoriali. La Grande Mutazione, il titolo a tema, secondo Karl Paul Polanyi, filosofo e sociologo ungherese, è quella che a partire dal XVI e XVII secolo ha reso l’economia, intesa come mercato e meccanismo capitalista, da strumento utile alla società a padrone e regolatore assoluto di essa. In analogia a questo tesi storicamente documentata, la crisi economica che dal 2007 mina la capacità e le risorse soprattutto dei paesi più deboli, non sarebbe altro che un ulteriore tessera del puzzle nel quale il mondo, la politica, la cultura sono completamente asserviti ai meccanismi della finanza e all’interesse privato. Però Il terzo settore, il mondo no profit, l’economia sociale per ora, in termini di volume d’affari, non possono rappresentare nient’altro che un modello. Tutto il programma e le case editrici su http://www.editoriasociale.info/[Continua]
Duchamp e l'Italia
Marcel Duchamp, il giocatore di scacchi, nella sua vita ha cercato come e più di altri la libertà. L’opera d’arte unica ed irripetibile, finita aquista una propria esistenza e nessuno al suo cospetto è libero, nemmeno l’autore. Marcel Duchamp l’ha resa riproducibile da chiunque ed ovunque, riportandola così alla sua vera essenza di progetto, visione unica, prodotto dalla mente dell’autore, concetto. Il mondo è pieno di oggetti cui l’uomo attribuisce una funzione ed una ragione, diventando così schiavo di essi; Marcel Duchamp, con un supremo atto creatore li allontana dai loro spazi consueti e li colloca con modi e in posti in cui la loro normale funzione, la loro ragione d’essere svanisce, liberando da essi tutti noi. Ogni vicenda umana contiene un seme di competizione, di lotta estenuante, e Marcel Duchamp ne ha avuto prova intensa e personale; ha quindi trasferito questo gioco alterno di vittoria e sconfitta sulla scacchiera di legno, riducendolo a pallido riflesso di sé, a plastica visione mentale, ad opera d’arte cerebrale continuamente mutevole: vittorie e sconfitta sono così diventate innocue manifestazioni secondarie della bellezza.[Continua]
Fellini vent'anni dopo
Il 31 ottobre del 1993 muore Federico Fellini e le sue spoglie mortali sono esposte nello studio 5 di Cinecittà, che seppur vuoto di allestimenti cinematografici, appare pieno della sua presenza. Nel ventennale la Cineteca Nazionale Centro Sperimentale di Cinematografia, con l’apporto di Rai Movie, Rai Teche e Cineteca Griffith, tra il primo e il sette novembre dedica una retrospettiva al regista, poeta, intellettuale, che comunque la si pensi, più di chiunque altro ha rappresentato il cinema e l’arte del nostro Paese nel mondo. Alcuni dei titoli maggiori restaurati, piccoli documenti filmati di Rai Teche, rarissimi tagli, montaggi, versioni di scene alternative dei film, incontri e dibattiti. In un’intervista il regista racconta la difficoltà di attribuire, durante la lavorazione del Satyricon, un sistema di gesti e movimenti credibili a persone di un’epoca di cui non si possiedono documenti audiovisivi. Due possibilità si offrono: cercare di ricostruirli a partire dalla scarsa iconografia o dalle fonti letterarie, in certi casi operazione improbabile. Oppure inventare dal nulla movimenti, tic e gestualità alternativa a quelle degli esseri umani attuali. In questo caso si può cadere nel ridicolo, oppure si rischia di far emergere, come da una primitiva forza creatrice, un altro mondo. A Fellini riusciva sempre la seconda.[Continua]
