Ricordiamo Operazione San Gennaro, Dino Risi, 1966; gangster americani di maniera si rivolgono al rispettatissimo detenuto, vera autorità del furto, Don Vincenzo (Totò) per farsi aiutare a rubare il tesoro di San Gennaro; il luminare, al momento impedito, consiglia loro di rivolgersi al piccolo boss Dudù (Nino Manfredi), capo di una sgangheratissima banda. I malviventi, dopo aver tentennato davanti al carattere profanatorio dell’impresa, decidono di chiedere il permesso direttamente al Santo; accettano infine, dopo aver interpretato come chiaro assenso un raggio di sole che illumina la sua statua dopo un temporale. Miracolo della commedia all’italiana, ma quel tesoro, quella montagna di gioielli la ricordiamo tutti così, frammista a pressapochismo, incapacità, superstizione, povertà cronica, e ilare comicità; un Italia come solo il cinema, con la sue prospettive estreme, poteva consegnarci. Chissà quanto la Fondazione Roma Museo, nel portare per la prima volta in mostra il tesoro fuori Napoli, abbia inteso fare perno su quell’ immagine di leggerezza cinematografica anzichè sulle sensazioni grevi e mortuarie che inevitabilmente i paramenti d’oro, argento, gemme e lapislazzuli, pur disposti in maniera educata, infine suscitano; insieme naturalmente al pesante bagaglio di ricchezza e potere oppressivo della chiesa millenaria, fatti salvi la devozione popolare e la destrezza artigianale che essi testimoniano. http://www.mostrasangennaroroma.it/[Continua]
Attraversamenti multipli 2013
Teatro, Danza, Performances e video nel corpo vivo della città e in periferia. Questo è da molti anni Attraversamenti multipli, un modo per portare i nuovi linguaggi artistici laddove non giungerebbero altrimenti. Anche quest’anno in collaborazione con piccoli teatri, centri sociali, cooperative e mercati biologici, l’organizzazione, solitamente sostenuta dagli enti pubblici territoriali compreso il Comune di Roma, è presente con due spettacoli al Centrale Preneste Teatro, e altri due in spazi urbani all’aperto solitamente adibiti a mercato di prodotti sostenibili, come il mercato Terra Terra a piazza Santa Maria Consolatrice di Casal Bertone e il mercato Semi Urbani qui a Largo Spartaco. In quest’ ultimo l’episodio, numero 6 su 7, del progetto di performance teatrale Accidente Glorioso, intitolato il Fotografo de Accidentes. Il regista Giulio Stasi, su testi di Mauro Andrizzi e Marcus Lindeen rappresenta, in scenografie interamente integrate nello spazio cittadino, senzazioni e sentimenti istantanei della vita quotidiana che sfuggono solitamente all’attenzione riflessiva di chi li vive o li guarda. http://www.attraversamentimultipli.it/programma/, il 13, 14, 21 e 22 dicembre 2013.[Continua]
Il Vittoria omaggia Matteo Salvatore
Ascoltando il canto a filo di voce di Matteo Salvatore si arriva al confine di un territorio sconosciuto, sull’orlo di scenari antropologici diversi da quelli in cui viviamo quotidianamente. Con un po’ di volontà e pazienza riusciamo a sentire riaffiorare dalle profondità dei millenni il tono afflitto, rassegnato, ma sarcastico dei popoli, delle masse povere, oppresse e legate alla terra; una voce ormai aliena, appunto antropologicamente, almeno per gli occidentali di oggi; ascoltando le sue nenie ci si può avvalere di visuali che potremmo considerare quasi perdute, ci si può riavvicinare a culture inermi e fatalisticamente assoggettate, escluse dalle raffinatezze del potere, anonime, immobili e uguali nel tempo di un’eterna preistoria. Apricena, il Gargano, il lavoro e la fatica, la caligine arida sotto uliveti e mandorleti e il canto. Un lamento che in tutto questo riassume l’infanzia indifesa del popolo e dell’uomo. Fino al 15 dicembre 2013 Moni Ovadia interpreta le canzoni di Matteo Salvatore al Teatro Vittoria nello spettacolo Prapatapumpa, padrone mio ti voglio arricchire, con i brani già cantati al Petruzzelli di Bari a febbraio 2012 dallo stesso Ovadia insieme a Lucio Dalla, poco prima della morte di quest’ultimo. http://www.teatrovittoria.it/spettacoli/in-abbonamento/115-prapapum.html[Continua]
Modigliani e Soutine dal magazzino di Netter
Jonas Netter era un rappresentante ebreo di origine alsaziana di cui ci sfuggono le precise fattezze, e del quale non sappiamo nulla se non che a Parigi, sul fiorire del ‘900, cominciò a comprare dal mercante d’arte polacco Léopold Zborowski opere di Modigliani, Soutine, Utrillo,Valadon, Kisling, Krémègne, Kikoïne, Hayden, Ébiche, Antcher e Fournier; fornendo un piccolo reddito a gente che non aveva altrimenti di che sostentarsi, i cui quadri all’epoca erano considerati meno che spazzatura, ha contribuito a preservare dall’estinzione uno dei più importanti movimenti artistici e culturali del secolo scorso. Riconoscere la rivoluzione nascosta nell’umidità dei seminterrati e al buio delle botteghe di Montmartre e di Montparnasse, dove nessuno allora l’avrebbe cercata, può essere considerato una forma d’arte. Un dialogo interiore capace di guardare alle proprie tendenze con entusiamo pacato, un’attitudine silenziosa, riservata e paziente, tra le qualità umane la più misteriosa, mettere sé al servizio degli altri, defilandosi, al limite scomparendo.[Continua]
Visiva, Uno spazio per l'immagine
Inaugurato nel settembre 2012 a via Assisi, un incrocio della via Tuscolana nel punto in cui questa incomincia ad inabbissarsi nel centro storico di Roma, si trova Visiva, una dei più grandi spazi privati europei dedicati all’arte. 7000 metri quadri suddivisi in due gallerie espositive, una project room, un bookshop e 6 aule didattiche dedicate alla produzione ed esposizione delle immagini, fotografiche e in movimento, e all’organizzazione di eventi, workshop, e attività didattiche; uno spazio aperto come oggi si usa, che, come Officina delle Arti, inaugurata nel 2006, nasce dalla stessa volontà imprenditoriale di recuperare con progetti di archeologia industriale gli antichi manufatti e le vecchie fabbriche presenti sulla strada e fare del quartiere, insieme ad altri spazi già presenti, un polo culturale. Massimo Ciampa, Auronda Scalera, Stefano Belli, Martin Benes, solo alcuni degli esperti chiamati a presidiare i settori dedicati alla fotografia, al cinema, alla grafica, e a farsi garanti della caratura non provinciale dell’iniziativa. Da segnalare fino al 10 dicembre 100×100=900 (100 videoartists to tell a century), con cui cento artisti, proiettando a rotazione continua loro opere, celebrano i 50 anni di videoarte, ricorrenza valida se si prende per buono come primo esperimento di installazione video quello dell’artista Nam June Paikin Germania. http://www.visiva.info/jm/[Continua]
